ProActivity è un modello relativamente nuovo nel mercato italiano; com’è invece la situazione negli altri Paesi?
All’estero, il mercato è dominato da grandi player consolidati che offrono standardizzazione e garanzie di scalabilità. In Italia, invece, il panorama è ancora estremamente frammentato, popolato da decine di piccole realtà che gestiscono numeri limitati di collaboratori. ProActivity mira a importare il modello delle piattaforme anglosassoni, puntando ad una maggiore personalizzazione del servizio. I grandissimi player offrono prevalentemente un modello marketplace, in cui il cliente sceglie i freelance e poi ne gestisce il rapporto direttamente, con un supporto limitato da parte della piattaforma. Il nostro modello di servizio prevede, invece, che il cliente si relazioni con un unico interlocutore – ProActivity, per l’appunto – che poi gestisce tutti i freelance, semplificando la complessità amministrativa. Il nostro obiettivo è quindi quello di superare l’attuale polverizzazione dell’offerta per diventare un grande player nazionale capace di offrire alle aziende il numero di talenti IT di cui necessitano, in tempi rapidi, assicurando la compliance con tutte le normative – giuslavoristiche, di sicurezza, o di altro genere.
Quali saranno, secondo te, i clienti più interessati al modello di ProActivity?
Attualmente, i nostri interlocutori privilegiati sono i system integrator e le grandi aziende, realtà che gestiscono volumi imponenti di progetti e che hanno una necessità costante di flessibilità numerica e tecnica. Questi clienti fanno sempre più fatica a gestire decine di micro-fornitori diversi: cercano quindi un partner solido in grado di fornire grandi quantità di freelance qualificati in tempi ragionevoli. Anche la gestione delle attività per progetti specifici fa sì che talvolta il numero dei dipendenti sia adeguato, mentre altre volte sia in eccesso. Per evitare situazioni in cui il costo del personale non occupato in progetti sia troppo alto, risulta quindi evidente come avere una certa parte della propria workforce flessibile sia conveniente. Anche le PMI rappresentano un mercato interessante in cui vogliamo sempre di più espanderci, facilitando l’accesso a competenze e persone di alto profilo, che le aiutino nei processi di transizione tecnologica che stanno affrontando.
Qual è il problema principale del mercato italiano che ProActivity vuole risolvere meglio di altri?
Non parlerei di un singolo problema, bensì di una congiuntura di fattori che rendono interessante e vantaggioso utilizzare freelance invece che assumere dipendenti. In primo luogo, l’instabilità dettata da crisi geopolitiche o finanziarie – che rappresentano degli shock della domanda – impone alle aziende di adattarsi a mercati che si contraggono o espandono in tempi molto rapidi. In questo contesto, il freelancing è una risposta eccellente, in quanto permette di restringere o allargare il perimetro dell’azienda in tempi rapidi e a costi ridotti. A questo si aggiunge l’accelerazione tecnologica: servono esperti su stack specifici subito, e il reskilling interno è spesso troppo lento. Infine, le aziende si trovano spesso ad affrontare picchi di lavoro temporanei per i quali l’assunzione a tempo indeterminato non è la soluzione corretta. ProActivity risolve questa complessità offrendo un accesso immediato e scalabile a competenze che le aziende non vogliono, non possono o non trovano conveniente internalizzare. Ricordiamoci, infine, che sempre più professionisti (in particolare quelli estremamente qualificati) trovano conveniente, per lo stile di vita che vogliono avere, lavorare come freelance anziché sottostare ai rigidi vincoli di un contratto subordinato.
